
Finalmente è tornato. Sono 2 anni che l’Italia aspetta, muta, trepidante, tremante anzi tremonte. La gente contava le ore, i minuti, i secondi. Ma finalmente Giulio Tremonti, il Ministro più simpatico del mondo è tornato. E’ sceso dai 3 monti della sua adorata Valtellina, per tornare nella città dolente, Roma. Giulio Tremonti è qui, più bello e (soprattutto) più superbo che mai. Quanto lo abbiamo aspettato! Avevamo nostalgia delle sue acrobazie finanziarie, della sua finanza creativa, dei suoi trucchi contabili da azzecca garbugli, delle manovre economiche delle 3 carte (una per ciascuno dei 3 monti). Che tempi memorabili, quelli in cui Giulio reggeva l’economia nazionale come solo lui sa fare. Ah, che anni ruggenti. L’Italia a crescita zero, sotto la procedura di deficit eccessivo dell’Unione Europea. E Giulio sempre a braccetto con Bossi, insieme con il Cavaliere, senza macchia e senza paura! Poi, purtroppo, per colpa di qualche milione di italiani, che non ne compresero appieno il genio, accorgendosi che era incapace di fare il Ministro dell’Economia, tutto finì. E fu il tramonto di Tremonti. In questi 2 anni non lo si è sentito quasi più, e quasi ci siamo abituati a vivere senza di lui. Meno felici, forse con meno soldi in tasca, ma anche senza deficit che crescevano da tutte le parti, senza condoni, senza la finanza allegra delle spese prive di copertura. Ma per fortuna, grazie all’eroico sacrificio di Clemente Mastella, Lamberto Dini, Walter Veltroni, Fausto Bertinotti e tanti altri, ora Giulio è tornato. Ma, in questo ultimo mese, dopo il trionfo elettorale del centro destra ci era sembrato un altro. Che fosse cambiato; forse, memore delle sciocchezze fatte in passato, che avesse studiato qualche manuale di economia, avesse letto un paio di libri di algebra, insomma che avesse imparato che quando si amministra una casa, un condominio, uno Stato, se non ci sono entrate non si possono fare spese. Come sanno tutti i bravi padri e madri di famiglia. Invece no. Per fortuna, è sempre lo stesso. Il giorno dopo aver giurato come Ministro dell’Economia, ha cominciato ad inondare le agenzie di stampa, i giornali e le tv con i suoi deliri. Dette da un povero, grigio e umile tabaccaio di provincia sembrano castronate inenarrabili. Ma dette da lui che è uno e trino (un monte, 2 monti, 3 monti) diventano verità rivelate, come i 3 monti di Fatima. Giulio ha detto di escludere che ci sia un tesoretto: l'andamento delle entrate in questi primi mesi del 2008 non è buono. E se lo dice Giulio Tremonti, noi ci crediamo. E se le entrate non ci sono un qualsiasi cretino proporrebbe misure di contenimento della spesa, per evitare che si crei un buco in bilancio. Lo farebbe anche un qualsiasi economista, una qualsiasi persona di buon senso. Ma Giulio Tremonti non è una persona qualsiasi, non è un economista, e soprattutto non ha il minimo buon senso. Anzi, ha detto che ridurrà le tasse: abolirà l’ICI per la prima casa, e già che c’è toglierà pure le tasse che si pagano sugli straordinari. Le entrate fiscali diminuiscono, e Giulio taglia altre entrate fiscali: geniale! Si apre un buco di 5 miliardi di euro (una mini manovra finanziaria)? E dov’è il problema? Un condono qui, un trucco contabile qua, la vendita del Colosseo a Mediaset, sembra per girare il remake di Totò truffa (verrà intitolato 3 truffe per 3 monti) e il gioco è fatto. E i colpi di genio sono come i colpi di sole: non vengono mai da soli; d’altronde, ci sono 3 soli per 3 monti, o no? E allora, ecco un altro colpo di genio. Giulio ha spiegato anche come risolverà la grana dell’Alitalia. Felice per la fuga di Airfrance, Giulio ha detto che “fortunatamente il rischio per la nostra economia e il nostro turismo che la compagnia andasse a un concorrente straniero è stato evitato. Ora si cercherà una soluzione fondamentalmente italiana e fondamentalmente privata. Se poi non funziona vedremo” Quindi, se non funziona - ed è probabile che non funzioni - vedremo il fallimento di Alitalia, oppure il suo acquisto da parte dello Stato. Insomma, tanto per cambiare, un altro buco nel bilancio pubblico. E bravo Tremonti, chi bene inizia è a metà dell’opera! Bentornato, Giulio. Ci sei mancato davvero tanto.
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Niente solleva più il morale che vedere che i fatti che succedono nel mondo non sono frutto del caso, ma sono invece il risultato di scelte ponderate, razionali e giuste. Prendiamo ad esempio, il risultato delle elezioni in Italia. Mentre Walter Veltroni cincischia da giorni e giorni per la formazione del suo Governo – che visto lo spessore delle sue proposte politiche e di programma ha chiamato governo ombra – Silvio Berlusconi in quattro e quattr’otto ha fatto il suo Governo. Sfidando il vecchio proverbio (e si sa che i vecchi proverbi hanno sempre ragione) che “la gatta frettolosa fece i gattini ciechi”, ha battuto il record della formazione del Governo. Mai nessuno era riuscito in quest’impresa in tempi tanto ristretti. Siamo stati molto felici. Ammettiamolo, ci siamo commossi quando abbiamo visto i nuovi ministri sfilare per il giuramento. Anzi, diciamo che ci è venuto proprio da piangere. E’ scesa una lacrima quando Roberto Maroni ha giurato come Ministro dell’Interno: lo ricordavamo condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni di reclusione per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Un poliziotto che fece irruzione nella sede della Lega, chissà come si sentirà, adesso. Le lacrime si sono fatte più abbondanti quando Umberto Bossi ha giurato fedeltà alla Repubblica Italiana; lo stesso Bossi condannato in via definitiva per istigazione a delinquere e per oltraggio alla bandiera, oltre che a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont. E siamo scoppiati a piangere quando abbiamo visto Raffaele Fitto giurare come Ministro degli Affari regionali. Lui è stato Presidente della Regione Puglia, e di affari sembrava intendersene molto: evitò l’arresto per una storia di Tangenti nel 2006, solo perché era già stato eletto deputato. E quanta commozione quando ha giurato Claudio Scajola, proprio quello che disse che Marco Biagi, rimasto senza scorta e ammazzato dalle BR, era un rompicoglioni. Abbiamo copiosamente singhiozzato guardando Giulio Tremonti che giurava sulla Costituzione e – nel ricordo della sua brillante gestione dell’Economia - abbiamo avvertito un brivido lungo la schiena mentre Berlusconi diceva “Torniamo per finire il lavoro interrotto due anni fa”. Ma niente ha retto il confronto con il giuramento di Roberto Calderoli, nominato Ministro della Semplificazione. Abbiamo pianto per ore e ci sembra già di vederlo alacremente all’opera, alle prese con il suo primo provvedimento, l’abolizione dei neuroni. Certo, per fare così presto Silvio Berlusconi ha dovuto fare scelte dolorose. E non sono mancati i delusi, i trombati. Gente che era convinta di essere in predicato per un posto in prima fila nel nuovo Governo. Che ne aveva tutti i titoli. Ad esempio il Conte Dracula, che aspirava al Ministero della Difesa, a cui è stato preferito Ignazio
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On line su Comicomix un'illustrazione di Alice: Calvin e Hobbes, dedicata al grandissimo Bill Watterson. La trovate qui. Se vi va, naturalemente...

Una battaglia di civiltà è in corso a Torino, l’antica capitale d’Italia. Non quella contro il criminale comportamento dei Vigili Urbani, colpevoli addirittura di aver multato delle auto in sosta vietata in piazza Vittorio Veneto, il cuore della città a due passi dai Murazzi del Po, invaso appunto dalle auto in divieto di sosta. E neppure quella, notissima, in corso al Salone del libro. Si tratta in questo caso di una guerra silenziosa. Una lotta per la libertà, una resistenza tenace ai soprusi del potere, che si svolge nelle felpate stanze del Consiglio regionale del Piemonte. Dove da qualche giorno, è in corso il dibattito per l’approvazione dei documenti di bilancio predisposti dalla Giunta della Presidente Mercedes Bresso. Una nota comunista, per di più ambientalista. Una perfida e subdola rappresentante delle forze del male. La proposta di bilancio, predisposta dalla giunta il 7 dicembre scorso, è stata trasmessa al Consiglio regionale, che avrebbe dovuto approvarla entro il 30 aprile 2008. Ma in quel documento erano stati nascosti dalla perfida Bresso dei provvedimenti liberticidi. Ma per fortuna, ci sono i paladini della libertà: i consiglieri di opposizione del PdL, che se ne sono accorti e stanno cercando di resistere con tutti i mezzi a disposizione. Rallentando i lavori del Consiglio regionale con interrogazioni, inversioni dell’ordine del giorno: eroi costretti ad utilizzare – loro malgrado – i cavilli del regolamento, le pastoie burocratiche, le tecniche da azzeccagarbugli pur di difendere la libertà. Ma quali sono i provvedimenti liberticidi che contiene il Bilancio delle Regione Piemonte: L’abrogazione del gianduia? Il sequestro del Barolo? O forse una nuova tassa che la nota comunista (e ambientalista) Bresso vuole imporre ai poveri cittadini di Torino, delle Langhe, e del novarese? No, niente di tutto questo: il motivo ufficiale secondo i consiglieri del PdL risiede nella necessità di “discutere più approfonditamente e in modo bipartisan il documento finanziario della regione”. Perbacco, i Paladini della Libertà hanno ragione: hanno avuto solo 4 mesi di tempo; hanno fatto appena 54 riunioni in Commissione! Mica possono ammazzarsi di fatica, poveretti! Ma c’è qualcuno che dice che nelle felpate stanze del Consiglio regionale si sarebbe svolta una riunioncina “informale” in cui i capigruppo di Forza Italia, An, Lega Nord e Udc avrebbero chiesto alla Giunta di inserire nel Bilancio regionale un aumento del 20 per cento al finanziamento dei gruppi consigliari. E
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Che scandalo, che vergogna, che inciviltà! L’Italia intera s’indigna di fronte allo scandalo delle dichiarazioni dei redditi. Noi di Comicomix siamo profondamente esacerbati, e sosteniamo incondizionatamente la Procura della repubblica di Roma, che ha aperto un’inchiesta su questa vera e propria emergenza nazionale. Tutto il mondo ci guarda, come ad una terra in cui ogni elementare diritto di cittadinanza viene calpestato con ignominia. Basta! Vergogna! Gli italiani onesti e perbene sono stufi di assistere a questo scandalo senza che nessuno faccia nulla. E meno male che ci ha pensato il Codacons, l’associazione dei consumatori, che ha denunciato l’Agenzia delle entrate e il Ministro (vice ministro) Vincenzo Visco. Chiede 20 miliardi di euro, e cioè circa 520 euro per ciascuno dei 38 milioni di contribuenti italiani. Meno male che c’è chi pensa a noi. A noi chi? Ma come chi? A noi contribuenti onesti, a noi che paghiamo le tasse, perché sappiamo che esse servono a finanziare i servizi pubblici essenziali per tutti i cittadini: Sanità, scuola, Difesa nazionale, Pubblica sicurezza (tema di grande rilevanza, al giorno d’oggi). E che, quando leggiamo che secondo le ultime statistiche sulle dichiarazioni dei redditi ci sono solo poco più di 300 mila contribuenti italiani che guadagnano più di 100 mila euro l'anno ci indignamo profondamente. Sono appena dello 0,74 per cento del totale di coloro che pagano le tasse. A vivere poi con oltre 200 mila euro l'anno è solo una manciata di italiani: 58.650, lo 0,14 per cento degli oltre 40 milioni di contribuenti. Una vera, autentica vergogna. Un vero, autentico scandalo. Al confronto di esso, nulla regge. Deve essere per questo che in questi giorni non si è parlato d'altro, e a tutti è sfuggito che nel frattempo, con una decisione probabilmente di dubbia legittimità, i redditi di tutti gli italiani sono finiti on line. Forse, violando la legge sulla privacy. Non perché i dati non debbano essere resi pubblici ma perché, come stabilisce l'art. 25 della legge 241/90, chi vuole mettere il naso negli affari altrui deve "avere un interesse qualificato e concreto, e deve in ogni caso lasciare traccia della sua domanda di accesso e del suo interesse". La questione è aperta, perchè in altre occasioni analoghe nessuno ebbe nulla da dire. Ma naturalmente, questa sciocchezza ha lasciato giustamente i media, il mondo di internet, la carta stampata, del tutto indifferenti. Come è giusto che sia, a nessuno può importare molto di una leggerezza, diciamo di un errore sulla legge di tutela della privacy. Mentre a tutti interessa che ci siano milioni e milioni di connazionali che, allegramente, girano con macchine di lusso, si fanno vacanze milionarie, spendono e spandono e poi dichiarano al fisco 10 mila euro di reddito, magari protestando con forza perché i servizi pubblici non funzionano. Truffando, quindi, i milioni di italiani onesti. Questo è l’interesse principale, che tutti hanno giustamente compreso, segnalato, e incentivato. Per questo ringraziamo sentitamente le procure di tutta Italia, le associazioni di consumatori e cittadini, e il mondo dei media e di internet. Per essersi occupati della vicenda centrando il punto essenziale, occupandosi cioè, dell’unica cosa davvero rilevante. E un ringraziamento speciale va al paladino della giustizia, all’uomo tutto di un pezzo, al profeta della trasparenza di Internet e della legalità. Si, all’ottimo Beppe Grillo. Che giustamente, si è scagliato come un ossesso. Contro chi? Ma è ovvio: contro quei criminali che hanno messo in rete e reso pubblici le dichiarazioni dei redditi di tutti, comprese le sue. Perché anche per lui, come per quasi tutti gli altri, a prendersela con gli evasori fiscali, si fa sempre in tempo. Lo farà un'altra volta. In fondo, siamo tutti italiani, no?
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Mi chiamo Sam. Il cognome non conta. Sono di Chicago. Lavoro da anni alla fabbrica McCormick. 6 giorni alla settimana, turni di 10 - 12 ore al giorno. Io sono un tipo semplice, non sono tanto intelligente, non ho studiato. Ma penso che non è giusto vivere in queste condizioni, trattati come bestie per pochi dollari a settimana. Ho bisogno di lavorare per dar da mangiare ai miei figli. Siamo in tanti, qui a Chicago, in queste condizioni. E alcuni di noi, forse perchè hanno letto qualche libro, forse solo perchè più intraprendenti degli altri, ci hanno detto che non dobbiamo farci calpestare così. Uno di questi era August, August Spies. Un tipo a posto: una sera, sono andato a sentirlo, parlava di diritti, di dignità, diceva che sulla costituzione americana, la nostra Costituzione, c’è scritto “Tutti gli uomini sono stati creati uguali”. Belle parole. Un altro era Albert, Albert Parsons. Lui ci convinse a scioperare. Uno sciopero, il primo maggio del 1886, per rivendicare la giornata lavorativa di otto ore. Disse che nel nostro stato, lo stato dell'Illinois, c’era già la legge sulle 8 ore. Una legge in vigore dal primo maggio del 1867, ma pochi dei nostri padroni la rispettavano. E poi c’era anche Adolph, Adolph Fischer che ci spiegò che la manifestazione del primo maggio serviva a dimostrare che noi lavoratori non siamo disposti ad accettare l'illegalità padronale. Eravamo tanti, quel giorno: più di 80 mila, mi hanno detto. E ci siamo dati appuntamento il 3 maggio, davanti alla mia fabbrica, la fabbrica McCormick, dove mi spezzo ancora la schiena per costruire mietitrici. Ma sono contento, perchè con quelle si miete il grano, con il grano ci fanno il pane, e Bert e Tom, i miei figli, mangiano il pane. La polizia ci ha caricato, ci sono stati dei morti. Io sono vivo per miracolo, quella sera quando sono tornato a casa la mia Beth era pallida, gli avevano ammazzato Mark, il fratello, che lavorava in fabbrica con me. Quella sera un altro di quegli amici, George, George Engel ci ha invitato ad andare tutti ad Haymarket Square per protestare e chiedere giustizia. Era pomeriggio, il 4 maggio 1886, e c’era una leggera pioggia. August parlava da un carro ai lati della strada. Eravamo tanti. C’era anche il nostro sindaco, Carter Harrison, ma è andato via presto, perché tutto era tranquillo. Improvvisamente però la polizia ci ha ordinato di andarcene, marciando verso il carro. E allora, mentre la pioggia cadeva lentamente e un po’ di vento soffiava sui nostri visi tesi, qualcosa è stato lanciato, verso i poliziotti. Un petardo, o qualcosa di simile. Un poliziotto è caduto a terra. E si è scatenato l’inferno, con la polizia che sparava all’impazzata, e molti sono rimasti lì per terra, i visi aggrottati nella smorfia della morte, con la pioggia sottile ad accarezzare il viso. E i poliziotti hanno detto che era tutta colpa di August, di Albert, di Adolph, di George. E anche di Louis Lingg, Michael Schwab, Samuel Fielden e Oscar Neebe. Ma non era mica vero. La loro colpa era solo quella di essere dei sindacalisti, degli anarchici. Di aiutarci per farci avere i nostri diritti. Ci fu un processo, ma fu una vergogna. E hanno continuato a dire che era colpa loro, ma non era vero: bastava guardare le carte. Ma nei visi di quel giudice e di quei giurati c’erano solo odio e sete di vendetta. E così, l'11 dicembre 1887 August Spies, Albert Parsons, Adolph Fischer, e George Engel sono stati impiccati. Io c’ero, soffiava un vento leggero e cadeva una pioggia ghiacciata e ostile su Chicago. Non so se qualcuno di voi ha mai visto gli occhi di un uomo che muore. Io sì. Loro ci hanno messo ore e ore a morire soffocati, e anche qualcuno di quei signori benpensanti che ghignavano è impallidito e ha gridato: “Basta, basta! Pietà!” Mi sembra ancora di sentire la voce di August, che prima di morire ha detto “Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che strangolate oggi”. Li hanno sepolti nel German Waldheim Cemetery di Forest Park, un sobborgo di Chicago. E poco tempo fa, era il 1893, venne innalzato il monumento ai martiri di Haymarket, come li hanno chiamati. E sempre in quell’anno, il 26 giugno 1893 il governatore dell'Illinois firmò i provvedimenti di grazia per Fielden, Neebe e Schwab, dopo aver constatato l'innocenza di tutti e otto gli imputati. August, Adolph, Albert e George erano morti innocenti. Ed è per questo miei cari figli, miei adorati Bert e Tom, che ormai siete due ragazzi grandicelli, ogni anno il primo maggio vengo qui, a piangere davanti a questo monumento. Anche oggi con questo pallido sole, con I fiori colorati che galleggiano davanti agli occhi. Sono qui per ringraziare chi è morto per la giustizia, per la libertà e per un mondo migliore. E perchè ci sia sempre la memoria nei nostri cuori, anche quando i visi degli uomini e le loro parole diventano ricordi sbiaditi. Penso a voi, alla mia Beth che prepara la focaccia la domenica, e a loro, ai martiri di Chicago. Alle loro mogli e ai loro figli, a cui resta solo il ricordo lontano di un marito, di un padre. Di un uomo da piangere.
Buon primo maggio, ieri, oggi, domani.

Oggi vogliamo festeggiare un uomo straordinariamente generoso. Pacato, sereno, tranquillo. Un uomo buono, anzi, buonista. Walter Veltroni. Uno che per gli amici si fa in
Buon tutto!